Un collettivo di artisti congolesi ha creato un NFT per combattere il colonialismo

    Un collettivo di artisti congolesi ha creato un NFT per combattere il colonialismo

    Un Non Fungible Token ispirato ad una statua colonialista è diventato motivo di riscatto per un piccolo villaggio congolese

    Nella piccola città di Lusanga i membri della Congolese Plantation Workers Art League hanno coniato il loro primo NFT. 

    Per il gruppo di artisti congolesi, noto con l’acronimo CATPC, è stato un evento cerimoniale, I’NFT di questa particolare scultura è un punto di svolta per la storia del loro villaggio. La statua attualmente si trova al Virginia Museum of Fine Arts e raffigura Maximilien Balot, un colonialista belga assassinato durante una rivolta negli anni 30.

    CATPC during the minting of the Balot NFT. Courtesy Ced’art Tamasala/CAPTC

    Una statua che rappresenta lo spirito oscuro del colonialismo, che dimostra come esso sia ancora presente nella nazione. Nonostante le diverse richieste fatte al museo della Virginia per ottenere in prestito l’opera, essa non è mai arrivata nella sua città natale.

    Il CATPC ha deciso di ovviare a questo mancato accordo creando il proprio NFT della statua mai restituita. 

    E proprio come nelle community cripto, dove i progetti vogliono sostenere la propria comunità, tutti i profitti derivanti dalla vendita dei 300 token andranno al popolo locale e serviranno a riacquistare più terra coltivabile ed un equo compenso per i lavoratori.

    The Plantation and The Museum, CATPC and Renzo Martens, (2021). Courtesy the artists and KOW Berlin

    La digitalizzazione dell’opera

    L’NFT di CATPC è un gesto sovversivo di un gruppo di artisti che è stanco di giocare secondo le regole mentre viene ignorato. Il rifiuto del museo della Virginia potrebbe essere visto come parte di un maggiore ingorgo di incomprensioni tra le solide istituzioni occidentali

    Tamasala, uno degli artisti del collettivo,  ha affermato che la loro appropriazione blockchain dell’oggetto ha permesso loro di aggirare il problema e finalmente avere la scultura e creare il nostro mondo. “Ci siamo riappropriati altrimenti di ciò che ci appartiene intellettualmente, artisticamente, moralmente. Ci sentiamo più vicini alla scultura e orgogliosi di avere ciò che era già nostro prima”.

    L’arte colonialista nell’era digitale 

    Il CATPC non è il primo a utilizzare la blockchain per un’operazione trasgressiva: in un talk lo scorso anno, l’artista tedesco Hito Steyerl ha denunciato le strutture di potere che ormai gestiscono gran parte della blockchain e ha annunciato di aver mintato l’Humboldt Forum e altri musei tedeschi su blockchain.

    Le collezioni occidentali non hanno ancora creato NFT basati su opere nei loro depositi, ma il CATPC è preoccupato che questo possa divenire presto realtà. 

    Da quando la tecnologia blockchain ha conquistato il mondo dell’arte, moltissime istituzioni fanno a gara per coniare in NFT le principali opere della loro collezione, ma facendo così rischiano di mettere fuori gioco tutte quelle opere di epoca coloniale che non sono ancora tornate nelle mani dei legittimi proprietari.

    background. Courtesy CATPC and KOW.

    Ma Martens e CATPC vedono ancora un’opportunità, almeno per ora. “Lasciate che anche queste comunità utilizzino questa tecnologia, non solo i musei che si basano sulle disuguaglianze e rischiano di rafforzarle”, ha affermato Tamasala. 

    Photo Credits: Courtesy The Plantation and The Museum, CATPC and Renzo Martens, (2021). Courtesy the artists and KOW Berlin.

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