Art Flipping

    ART FLIPPING

    Giocare d’azzardo con l’arte.

    L’Art Flipping è un fenomeno diffuso nel mercato dell’arte, rischioso per la carriera degli artisti e dannoso per tutto il mercato.

    Ecco perché…

    La pratica dell’Art Flipping, attuata da piccoli gruppi di collezionisti speculatori, diventa un vero e proprio incubo per il mercato dell’arte, i cui protagonisti assistono al gonfiarsi delle quotazioni di un artista, spesso emergente, per avere guadagni immediati. 

    Il fenomeno del flipping, che trova terreno fertile nelle vendite private e nelle aste, è portato ai limiti dell’investimento speculativo per massimizzare i profitti di una vendita che avviene nel minor tempo possibile. 

    In questo modo l’art flipper ignora le regole, sebben poco definite, del mercato dell’arte, creando notevoli danni all’artista, al gallerista e al collezionista appassionato.

    Tra i primi danni per l’artista, non supportato adeguatamente da validazioni istituzionali quali mostre, musei, passaggi in asta e pubblicazioni, la creazione di una bolla speculativa causata dall’aumento vertiginoso del valore economico dell’opera e, di conseguenza, delle sue quotazioni, rischiando così la compromissione della propria carriera.

    L’Art Flipping diventa quindi un fenomeno che mette a rischio l’intero mercato dell’arte, tanto da portare i galleristi a creare e condividere tra operatori vere e proprie black list di art flipper.

    Tra queste, parrebbe non mancare il nome di Stefan Simchowitz, collezionista descritto dal New York Times come “Il mecenate Satana del Mondo dell’Arte”, spregiudicato quanto basta per non farsi troppi scrupoli a scavalcare il lavoro delle gallerie per diventare gatekeeper di giovanissimi artisti impreparati attuando strategie da flipper navigato come racconta anche l’esperta Georgina Adam nel suo ultimo libro “Dark Side of the Boom”. 

    Ma nella rete dell’art flipping finiscono anche le carriere degli artisti più affermati, che devono fare i conti con questo ingrato fenomeno. Tra questi Banksy, il più famoso street artist al mondo che, in occasione dell’apertura della sua ultima galleria online “The Gross Domestic Product”, ha deciso di rilasciare i Certificati di Autenticità dopo ben due anni dall’acquisto, per evitare che le opere vengano immesse nel mercato addirittura ancor prima di averle ricevute.

    Diversi importanti mercanti d’arte hanno recentemente evidenziato che il numero di persone che rivende istantaneamente opere d’arte non è mai stato così alto, il che ha molto senso: il mercato dell’arte è l’ambiente ideale per lanciare un prodotto. È molto più facile, avendo la necessaria liquidità, acquistare arte e ottenere un rapido profitto tra il prezzo di acquisto e di rivendita. 

    Dunque un fenomeno che rappresenta un pericolo per tutto il sistema dell’arte e i suoi professionisti, un gioco che proprio non piace agli operatori.

    E tu, conoscevi l’art flipping?

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