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Il mercato nero dell’arte su Facebook Quando i social network attirano l’illegalità

“Il traffico illecito nel mondo dell’arte ha un valore annuo di 8 miliardi di dollari all’anno”

Un dato sconcertante quello che si legge nell’articolo del Sole 24Ore su Arteconomy che non lascia spazio ai dubbi.

Infatti, il mercato nero dell’arte risulta essere il terzo per ampiezza, dopo droga e armi. Un dato di cui non andare fieri.

Il mercato illegale dell’arte è fatto di opere d’arte rubate dai musei o da privati, dal saccheggio dei siti e degli scavi archeologici, da opere e documenti falsi o ancora dal traffico di beni culturali sottratti durante i periodi di guerra, che il nucleo dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale in Italia, così come gli organismi di altre nazioni cercano di contrastare con tutti i mezzi a disposizione.

Tra le nuove strategie messe a punto dalla criminalità organizzata per commerciare manufatti rubati troviamo l’utilizzo di Facebook, come conferma l’articolo di Arteconomy a cura di Marilena Pirrelli.
La piattaforma social creata da Mark Zuckerberg nel 2004, risulta essere tra quelle più utilizzate, dove tra selfie e foto private degli utenti, sembra che il commercio illegale di opere d’arte e beni culturali sia più fiorente che mai.
L’Europa risulta essere il più grande esportatore di arte e antichità. 
Il mercato d’arte europeo “pulito” ammonta a 14,6 miliardi di dollari, tuttavia si consideri che anche in questo caso vengono generati proventi illeciti per la criminalità organizzata, veicoli per il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo.
Al momento il traffico illecito sembra non poter essere fermato.
L’Accordo per l’utilizzo di Facebook da parte degli utenti non prevede, tra gli scambi vietati sulla community, quelli legati alla proprietà culturale illecita con grave danno e senza ripercussioni.
Inoltre non è possibile rivalersi su Facebook, che ai sensi della Sezione 230 del Communications Decency Act, non può essere ritenuta responsabile per i contenuti di terze parti pubblicati sulla piattaforma.
Certo è che esperti di tutto il mondo gridano a gran voce che le autorità competenti dovrebbero agire e garantire che una società quotata in Borsa smetta di essere la più grande piattaforma del mercato nero online.

Diventa quindi urgente, se non determinante, il monitoraggio costante dei social media da parte delle autorità, per fermare la tratta dei beni.

Resta un fatto: acquistare opere d’arte con una non chiara e certificata provenienza può diventare per il collezionista un passo falso dalle conseguenze inevitabilmente negative.

 

E tu, hai mai acquistato opere d’arte su Facebook?

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