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Home / Art World / INTELLIGENZA ARTIFICIALE – Intervista con l’avvocato Angela Saltarelli di Studio Chiomenti

INTELLIGENZA ARTIFICIALE Collezionare un algoritmo è possibile

L’Intelligenza Artificiale, come una grande rivoluzione, attrae tutti i campi delle attività umane.

Anche nel sistema e nel mercato dell’arte l’Intelligenza Artificiale sta trovando il suo spazio, essendo sempre più alla portata di Artisti, Galleristi e Collezionisti.

Recentemente , la vendita di alcune opere d’arte create con l’Intelligenza Artificiale, ha ottenuto risultati incredibili.

Pioniera dell’evento è stata la casa d’aste londinese Christie’s che il 23 ottobre 2018, ha visto l’aggiudicazione dell’opera “Edmond de Belamy”, realizzata dal collettivo di artisti parigini Obvius, e creata grazie all’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale, e più specificamente, ad un algoritmo.

La vendita è da record: l’opera è stata aggiudicata, infatti, per 432.500 $ a fronte di una stima iniziale tra i 7.000 e i 10.000 $.

 Ma l’Intelligenza Artificiale può essere considerata solo un nuovo medium per l’arte?

In realtà le implicazioni sono molteplici: l’utilizzo su piattaforme per la vendita di opere d’arte, in cui agenti AI imparano le preferenze degli utenti così da  mostrare in futuro solo opere che rispecchino i loro gusti; o ancora l’uso per il rilevamento dei falsi, funzione che aiuterebbe nella risoluzione di una problematica che colpisce buona parte del mondo dell’arte.

Per affrontare nel dettaglio lo stretto rapporto che si è creato tra Arte e Intelligenza Artificiale abbiamo parlato con l’Avv. Angela Saltarelli, dello Studio Legale Chiomenti, per scoprire quali sviluppi ci saranno per il mondo dell’arte, con un occhio di riguardo al certificato di autenticità…

  •  Come viene definita l’Intelligenza Artificiale da un punto di vista legale?

La dottrina ha fornito diverse definizioni in materia di intelligenza artificiale. Nella sostanza, l’intelligenza artificiale (abbreviata spesso con l’acronimo AI, dal termine inglese “Artificial intelligence”) è quella disciplina scientifica volta allo sviluppo di entità che possano svolgere compiti o problemi solitamente risolti dall’ingegno umano come: l’apprendimento, la comprensione e il ragionamento, ma anche attività creative.
L’uomo ha tentato di costruire entità intelligenti nel corso dei secoli, ma è soprattutto a partire dal Novecento che si è iniziato a discutere dell’intelligenza non umana, o artificiale.

Si individuano due tipi di intelligenza: l’intelligenza artificiale in senso debole (Light AI) finalizzata ad imitare solo alcuni aspetti del cervello umano e l’intelligenza artificiale in senso forte, volta alla creazione di computer capaci di simulare pressoché completamente il cervello umano. L’intelligenza artificiale in senso forte si sta sviluppando grazie all’impiego di sistemi di Machine Learning, ossia di un insieme di metodi matematico-computazionali che consentono alle macchine di apprendere automaticamente attraverso l’esperienza. Una branca del Machine Learning è, poi, il Deep Learning, costituito da modelli di apprendimento ispirati alla struttura e al funzionamento della mente umana.
Considerata l’evoluzione della robotica e dell’intelligenza artificiale negli ultimi decenni, il Parlamento Europeo ha adottato il 16 febbraio 2017 la Risoluzione recante alcune raccomandazioni alla Commissione concernenti le norme di diritto civile sulla robotica (la “Risoluzione”). Tale Risoluzione esamina in maniera piuttosto generica anche la tematica dei diritti di proprietà intellettuale, tra cui anche i diritti d’autore, rilevanti in ambito artistico.

  • L’A.I. quale ruolo sta avendo o avrà nel riconoscimento dei falsi d’arte?

Nell’ultimo decennio l’intelligenza artificiale si sta sviluppando anche in campo artistico in alcuni servizi legati all’arte, ad esempio, nel riconoscimento di opere d’arte false. Alla tecnologia solitamente a disposizione degli storici dell’arte – spettroscopia infrarossi, datazione radiometrica, cromatografia – si sta, infatti, affiancando anche l’intelligenza artificiale.
Nel 2004 alcuni ricercatori del Dartmouth College hanno sviluppato un algoritmo capace di valutare se un dipinto, un disegno o una stampa fosse falsa esaminandone le pennellate e altre caratteristiche tecniche e confrontandole con lo stile dell’artista. Tale algoritmo, ad esempio, analizzando “La Madonna col bambino” del Perugino ne aveva confermato l’autenticità, indicando anche che la stessa fosse stata realizzata dal maestro umbro con l’aiuto di quattro allievi.
Un altro esempio in tale ambito è il sistema d’intelligenza artificiale creato nel 2017 dalla Rutgers University che ha sviluppato, di concerto con l’Atelier for Restoration & Research of Paintings dei Paesi Bassi, una rete neurale istruita grazie ad un database di circa trecento opere di artisti come Picasso, Matisse, Schiele, scomposte in più di ottantamila pennellate. L’AI ha appreso le caratteristiche distintive delle opere, analizzando le singole pennellate di ogni dipinto, valutandone il tratto, la curvatura, la velocità con cui il colore è stato applicato, per poter comprendere se l’opera fosse falsa o meno. L’algoritmo è stato allenato introducendo nel database anche delle opere false. La percentuale di successo nella valutazione dei falsi è stata di circa l’80%, secondo i ricercatori.
In futuro è possibile che le percentuali di successo nel riconoscimento dei falsi da parte di sistemi di intelligenza artificiale diventino sempre più alte. Tali sistemi potranno quindi essere utilizzati non solo per realizzare expertise su un’opera, ma anche in ambito giudiziale nella fase di accertamento dell’autenticità di un’opera la cui paternità sia oggetto di contestazione.

  • Quale documentazione deve accompagnare le opere create con A.I. e quale sarà il ruolo del certificato di autenticità con le opere A.I.?

L’intelligenza artificiale non serve solo per riconoscere falsi, ma è utilizzata anche per creare nuove opere d’arte. Si parla, in proposito, di “creatività computazionale” e si distinguono al suo interno due tipologie di opere: le opere realizzate dall’uomo con l’ausilio dell’intelligenza artificiale e le opere realizzate autonomamente dall’AI.
Per la prima categoria di opere, l’intelligenza artificiale costituisce solo uno strumento che l’artista utilizza per realizzarle. Pertanto, poiché si tratta di un’opera creata dall’uomo con il supporto dell’intelligenza artificiale, anche quest’ultima tipologia di opere dovrà essere accompagnata dal certificato d’autentica e da eventuale documentazione relativa alla provenienza della stessa, come ad esempio: fatture, atti d’acquisto o contratti di donazione, cataloghi espositivi.
La seconda tipologia, ossia i cosiddetti “computer-generated works”, è invece costituita dalle opere realizzate pressoché autonomamente dall’intelligenza artificiale, tramite algoritmi di Machine Learning. In tal caso, l’uomo può incidere, al più, solo sulla fase di apprendimento del sistema impostando i criteri operativi e fornendo un database, spesso fotografico, alla macchina. I dati forniti dal programmatore sono rielaborati dalla macchina, creando nuove opere.
Poiché il certificato d’autentica è un documento volto ad attestare la paternità di una determinata opera, occorre prima chiedersi se da un’opera creata autonomamente da sistemi di intelligenza artificiale possano sorgere diritti d’autore e, in caso affermativo, a chi spetti la titolarità dei diritti. Mentre in alcuni Paesi di Common Law (Honk Kong, Inghilterra, India, etc), i diritti d’autore sono attribuiti al programmatore, in Europa e in Italia l’attuale quadro giuridico non sembra consentire che dai “computer generated works” possano sorgere i diritti d’autore. Se anche tale quadro giuridico dovesse cambiare, non sembra, tuttavia, che la macchina possa considerarsi destinataria di diritti patrimoniali, o ancora di più, morali. Pertanto, il certificato d’autentica per “computer-generated works” sembrerebbe perdere d’importanza in quanto espressione del diritto morale di paternità, non spettante chiaramente ad una macchina e potrà, al più, essere rilasciato dal soggetto che sarà riconosciuto in futuro autore di tali tipi di opere.

  • In vista di un maggiore utilizzo dell’A.I. come potrebbe essere ripensato il ruolo dell’artista?

L’intelligenza artificiale pone importanti sfide per quanto riguarda la possibile sostituzione di molte professioni, soprattutto quelle di carattere manuale. Secondo alcuni critici e storici dell’arte, il ruolo dell’artista potrebbe essere nei prossimi anni completamente ridimensionato, riducendosi alla selezione dei criteri operativi o delle immagini fornite alla macchina in fase di apprendimento, o addirittura eliminato.
Secondo altri, invece, l’arte creata dall’AI, come già avvenuto al momento della nascita della fotografia, non sostituirà le altre forme d’arte, ma andrà ad aggiungersi quale nuova forma espressiva, quale nuovo genere artistico di carattere concettuale. In base a tale impostazione, la creatività umana non sarà sostituita, ma dovrà essere individuata nei codici dei programmi creati dall’uomo e che saranno utilizzati dalla macchina.

  • I musei da un punto di vista legale, quali accorgimenti dovranno attuare per accogliere nelle proprie collezioni opere A.I., realizzate autonomamente dalle macchine?

Alcuni musei hanno iniziato ad accogliere nelle proprie collezioni opere d’arte digitale o “computer art” sin dagli anni Sessanta: si pensi, ad esempio, alla collezione di “computer generated art” del Victoria and Albert Museum o al Mori Building Digital Art Museum di Tokyo, recentemente inaugurato. Per computer art si intendono tutte quelle opere create più o meno autonomamente dalle macchine.

Per tale tipologia d’arte, i musei dovranno porre attenzione alle problematiche legali conseguenti alla estrema facilità nella riproduzione di tali opere, oltre che alle difficoltà di conservazione ed esposizione, considerando la rapida obsolescenza della tecnologia. Inoltre, per le opere create autonomamente dall’intelligenza artificiale, i musei dovranno considerare il quadro giuridico estremamente incerto circa la titolarità dei diritti d’autore e, quindi, la spettanza dei diritti di riproduzione e sfruttamento economico su tali opere. Inoltre, occorrerà chiedersi quale ruolo avranno i critici e storici dell’arte rispetto alle opere creata autonomamente dall’AI.

L’intelligenza artificiale è utilizzata, invece, con minori problemi da un punto di vista legale, dai musei per migliorare i propri servizi e fruizione. Ad esempio, la Philadelphia Barnes Foundation ha recentemente utilizzato una tecnologia sviluppata dalla Rutgers University istruendola tramite machine learning, al fine di creare una sorta di critico d’arte artificiale, in grado di interpretare e riconoscere, in maniera seppur semplificata, opere ed oggetti d’arte. Infine, l’Akron Art Museum, in Ohio, offre ai suoi visitatori la possibilità di comunicare con “Dot”, una chatbot che offre una guida digitale alla collezione del museo.

Non resta altro che scoprire come l’Intelligenza Artificiale conquisterà artisti, gallerie d’arte e collezionisti di tutto il mondo…

Di seguito un contenuto video di Andrea Concas “Intelligenza Artificiale nel mondo dell’arte” che risponde ad alcune importanti domande: come viene usata? A che scopo?

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