Il Metodo Castelli

    UN MODELLO PER OGNI GALLERIA

    Leo Castelli è riconosciuto come il gallerista più all’avanguardia del Novecento e il suo metodo è diventato un modello ancora oggi applicabile al mercato dell’arte.

    I galleristi e i collezionisti di successo sono accomunati da un elemento chiave: la capacità di guardare lontano e anticipare le tendenze del mercato, influenzandolo verso nuove direzioni, cavalcando l’onda con destrezza e non facendosi travolgere dalla sua corsa impetuosa.

    Leo Castelli (Trieste 1907 – New York 1999) apre la sua galleria a New York nel 1957, diventando nel tempo un modello da seguire, per la sua capacità di mettere insieme un gruppo di artisti nuovi, o meglio dire innovativi, curando il loro percorso con attenzione, presenza e costanza, tre parole che potremmo definire esemplificative della sua pratica di gallerista:

    • Attenzione: Castelli ha avuto la capacità di captare poetiche artistiche fuori dal mercato e comprenderle profondamente, al fine di poterle comunicare ad un pubblico ampio ed eterogeneo.
    • Presenza: l’artista ha bisogno di sentire la presenza del suo gallerista, nel quale può trovare una guida, un confronto, un professionista. Castelli non si sottraeva mai ai suoi artisti, anzi, li supportava anche nei momenti in cui non producevano.
    • Costanza: Castelli costruiva un vero e proprio rapporto di fiducia con gli artisti, da cui scaturiva una reciproca lealtà e, dunque, un rapporto lavorativo di lunga durata.

    Questi semplici, ma fondamentali accorgimenti hanno permesso al gallerista triestino-newyorkese di potersi fregiare del merito di aver dato voce ad artisti come Jasper Johns o Robert Rauschenberg, sue vere e proprie scoperte.

    Non semplicemente un partner commerciale – storicamente infatti la galleria d’arte si occupava della semplice vendita dell’opera, spartendosi fifty-fifty il profitto con l’artista – ma una collaborazione quella di Castelli molto attiva, che partiva dal fornire un atelier fino al materiale per creare.

    Si parla quindi di un vero e proprio Metodo Castelli:

    1. Una visione artistica coerente che si accompagnava ad una long-term relationship con gli artisti
    2. Un supporto a 360° gradi: dalle necessità tecniche come uno spazio dove lavorare al materiale, fino alla cura delle relazioni pubbliche con un servizio di ufficio stampa per lanciare l’artista come brand
    3. Network internazionale, ovvero una rete di contatti con gallerie, mercanti d’arte e collezionisti non solo negli Stati Uniti, ma anche in Europa.
    4. Cura dell’immagine, che si esprimeva con l’attenzione al dettaglio nella propria galleria, fino alla tessitura di un insieme di relazioni che alimentavano la “leggenda” del cerchio magico di Leo Castelli e, di conseguenza, la celebrità sua e degli artisti da lui selezionati 

    Castelli ha aperto la strada a una nuova tipologia di galleristi, diventando un modello per quelli futuri e ricercato da tutti gli artisti, anche grazie al suo essere stato mentore di figure come Mary Boone o Larry Gagosian (che nel 1996 gli ha dedicato una retrospettiva celebrativa nella sua sede di Los Angeles), oggi attori protagonisti del mercato.

    E tu, che gallerista vuoi diventare?

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