Professione MUSEOLOGO

    PROFESSIONE MUSEOLOGO

    di Roberto Concas

    Photo Credits: Alexandre Jean-Baptiste Brun,  Salon Carré Louvre, 1880, Musee de Louvre.

    REALIZZIAMO UN MUSEO!

    In presenza di un edificio in abbandono, meglio se di valore storico o culturale, la scelta di realizzare un museo diventa vincente, trasversale nei consensi, accomodante, rasserenante, bipartisan, in pratica un percorso in discesa.

    I problemi veri vengono subito dopo, nell’immediato!!

    Quella decisione presa con entusiastico slancio, che ha messo tacere anche i dubbiosi, può rivelarsi piena di problemi, complessa, molto costosa e persino fallimentare!

    Spesso si decide di realizzare un museo in un’architettura che dovrebbe essere invece “musealizzata”, significando che farne un museo, adattandola, potrebbe non essere la soluzione giusta, anzi dannosa.

    Alcuni di questi musei attendono almeno tre, quattro lustri prima di giungere a soluzione, altri perdono l’originaria destinazione per diventare un meno significante “spazio polivalente”, altri ancora si arenano sui vari nulla osta di sicurezza, CPI (certificato prevenzione incendi), abitabilità, Soprintendenza, normative antisismiche e altro sino ad accorgersi, al termine dei lavori, della scarsa erogazione di energia elettrica per l’assenza di una cabina di media tensione a breve distanza.

    Questo per quanto riguarda gli aspetti tecnici, ai quali si innestano quelli definibili culturali e scientifici, dove non mancano le “puntature”, i sofismi, le sfumature di attribuzione e datazione, i ripensamenti, la selezione delle opere più rappresentative, l’ordinamento museale e altro. 

    Inoltre si pongono anche i profili di merito, di proprietà, i diritti, le condizioni di prestito, i beni dello Stato e quelli privati, le concessioni, le donazioni, i lasciti con clausole annesse a perenne esistenza e interpretazione! 

    Non bastasse tutto ciò, qualora il museo volesse ospitare mostre di alto valore si affacciano i problemi assicurativi, di polizze che schizzano nei prezzi, con i coefficienti di rischio sui locali, i sistemi di vigilanza, gli allarmi, lo spegnimento incendi, le distanze dai centri di soccorso e polizia.

    Certo, realizzare un museo è un bel problema!

    Giovanni Boldini. L’amatore delle arti, 1886. Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma, Italia

    IL MUSEOLOGO

    Tutto ciò non significa è impossibile realizzare un museo, ma significa che è necessario un metodo e la partecipazione di figure professionali come quella del MUSEOLOGO, una figura in parte nuova e dai compiti perlopiù inediti.

    Al MUSEOLOGO compete di mettere ordine a tutto quanto detto e molto di più, restando nel doveroso e assoluto rispetto di tutte le altre professionalità che dovranno intervenire per la realizzazione di un museo.

    Il museologo deve essere il coordinatore del “progetto museo” senza che si sostituisca alle altre professionalità o alla stessa committenza, per alcuni aspetti è quasi come un direttore d’orchestra che deve “costruire” l’opera in armonia e con molti protagonisti e anche con le “prime donne” che possono diventare grandi interpreti delle esigenze museali.

    Il dialogo come la decisione, rientrano tra le caratteristiche individuali di un museologo, sapendo che quello che conta è il raggiungimento degli obiettivi, deve per questo saper evidenziare e trasferire, a tutti coloro che interverranno nei lavori, il vero intento del museo, la mission, la filosofia, sino a ipotizzare la vita al suo interno sia degli operatori come dei visitatori.

    MA COSA NON È… UN MUSEOLOGO

    Il museologo non è uno storico dei musei, ma certo deve conoscerne tutti gli avvenimenti principali e l’excursus storico, culturale e tecnico metodologico.  

    Il museologo non è un progettista architettonico, della sicurezza, della climatizzazione, della illuminotecnica, degli allestimenti, ma deve sapersi confrontare con gli stessi e per questo essere in grado di saper leggere e discutere tutti i possibili elaborati progettuali sia architettonici, che strutturali, impiantistici, tecnologici insieme ai computi metrici e ai cronoprogrammi. 

    Un museologo non è un architetto o ingegnere ma deve sapere che un museo progettato architettonicamente e negli allestimenti con molta attenzione porterà grandi benefici nella gestione futura, ad esempio nel poter pulire gli spazi, senza angoli o corridoi stretti, con macchine che aspirano, lavano e igienizzano, ottimizzando i costi. Questo vale per le pareti autoventilati, i vetri a bassa emissione, la coibentazione generale, le fonti rinnovabili, il microclima. 

     Il museologo non è il curatore o il consulente scientifico specialistico del museo, ma deve saper dialogare con gli esperti e conoscere le metodologie di ricerca, studio, comunicazione e divulgazione, per poter stabilire i necessari apporti economici e tecnologici sino all’editing finale.

    Il museologo non è un informatico o un esperto in modellazione tridimensionale, ma della materia e delle tecnologie ne deve conoscere a fondo le potenzialità, la funzionalità, i costi e le reali ricadute per il museo. Sono strumenti innovativi di grande fascino ma che diventano obsoleti o passano di “moda” in tempi brevissimi, inoltre sono oltreché costosi.

    Un museologo non è team manager o un gestore delle risorse umane, ma deve pensare agli spazi architettonici, alle tecnologie, alla logistica, al funzionamento, alla qualità e salubrità della vita degli operatori e dare indicazioni in tal senso. 

    Il museologo non è un esperto di musica, ma può indirizzare il museo verso la musica!

    Il museologo non è un social media manager ma certo deve conoscerne le potenzialità e le dinamiche di funzionamento, nonché i costi di organizzazione e mantenimento nel tempo. 

    Giovanni Boldini. L’amatore d’arte, 1870. Bottegantica.

    LA SICUREZZA E IL BENESSERE

    Il museologo non si occupa dei turni di vigilanza nel museo, ma deve pensare al benessere del personale.

    Un addetto alla sicurezza non può stare troppe ore davanti ad un monitor di sorveglianza senza un cambio, una diversificazione del lavoro, una visione verso la luce solare esterna, la vita nelle sale del museo. 

    L’immagine di un custode “ancorato” ad una sedia o strascicante per le sale, purtroppo è ancora nella memoria collettiva diffusa, malgrado l’impegno di tutti. Forse una postazione informativa e di controllo, intesa anche come un elegante salottino con desk di illustrazione e approfondimento, insieme ad una comoda poltrona a norma, potrebbe alleviare un turno di lavoro e offrire un servizio migliore. 

    Il museologo non è l’esperto dei servizi educativi e di accoglienza, però e ancora una volta deve conoscere bene le dinamiche dei servizi, il target di riferimento, le modalità e la quantità di erogazione. Questo vale ancora di più per le problematiche legate alle disabilità permanenti come temporanee, comprese quelle del personale.

    IL MUSEOLOGO, PRIMA DI TUTTO, NON È!

    L’elenco potrebbe andare per moltissime altre voci che riguardano un museo, definendo sempre il confine delle competenze, dei ruoli, delle responsabilità, ma sapendo anche che esiste un indirizzo preciso, discusso, valutato, verificato e confrontato in corso d’opera, di cui il museologo si fa interprete per il tempo necessario.

    Il museologo non necessariamente diventerà il direttore del museo, ma potrebbe dirigerne il sistema museale se esiste, oppure lavorare per il posizionamento del museo nell’offerta territoriale, nazionale o internazionale.

    Il museologo finito il suo lavoro lascerà spazio alle varie professionalità del museo, direttore in testa, per affrontare nuove sfide e nuovi musei.

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