Crimine d’arte annunciato! Di Roberto Concas

    CRIMINE D’ARTE ANNUNCIATO!

    di Roberto Concas

    ICONOCLASH

    Abbattiamo e Imbrattiamo Sculture!!

    A Milano, la scultura in memoria di Indro Montanelli è stata imbrattata con vernice rossa e scritte oltraggiose! 

    Il “delitto” era nell’aria, e dopo gli episodi di rivolta americani il rischio, detto nello slang delle forze dell’ordine, era stato attenzionato da alcuni giorni, ma soprattutto era stato ampiamente annunciato e quasi “suggerito”, come dimostrano le pagine delle più importanti testate giornalistiche. 

    Liberi, astorici pensatori e facili profeti, per insignificanti esecutori di un inutile misfatto!

    ICONOCLASH

    Non si tratta di “Iconoclastia” bizantinamente intesa e neppure di un’azione iconoclastica di letteraria traduzione vista come: distruzione delle immagini.

    Non si tratta di una forma di lotta “teoclastica”, perché fede e religione non sembrano comparire, come non si tratta del corredo di una “Liberazione” post bellica, oppure di una “riforma luterana” o di una “Rivoluzione francese”.

    Potrebbe forse trattarsi di un “Iconoclash come teorizzato dal filosofo e antropologo francese Bruno Latour, un neologismo per considerare le immagini come un “terreno di scontro”.

    Le sculture, come tutte le opere d’arte in genere, per Latour, sono in grado di “scatenare passioni” che sfociano in atti di violenza e nella distruzione delle immagini assunte a simbolo unificante di “un altro pensare”!

    Nella lotta a questi simboli il ragionamento che viene elaborato, dal gruppo con “scatenate passioni”, parrebbe non essere mai troppo approfondito od elaborato, ma perlopiù semanticamente mosso da pochi indirizzi d’azione e da obiettivi da raggiungere in tempi ristretti e con risultati clamorosi.  

    La statua di Indro Montanelli imbrattata e deturpata a Milano

    SIMBOLI PITTOGRAFICI

    È significativo il fatto che il linguaggio espressivo utilizzato per questi atti vandalici sia lo stesso, mutuato e mutante, delle emoji e dei messaggini, in pratica si ragiona e si dialoga per simboli pittografici! 

    Tali infatti si mostrano iconograficamente e iconologicamente le sculture imbrattate come quelle rovesciate, postate sui social ed affiancate da like e altri segni di approvazione o disprezzo.

    Il gruppo degli “abbattitori” e “imbrattatori” ha aggiornato nella tradizione il proprio linguaggio, fatto di slogan più che di elaborazione pensiero, per toccare i tasti del malcontento, come quelli del perbenismo, dello storicismo dogmatico e negazionista, ideologico e strumentale, per passare agli echi delle “rivoluzioni” e della ribellione sociale ritrovando nelle sculture monumentali l’obiettivo, il target a loro più vicino, in pratica quello dietro l’angolo, a due isolati nella prima piazza a Sud.

    È in questo modo che a Richmond in Virginia, la “furia” si abbatte sulla scultura monumentale di Cristoforo Colombo, quale rappresentazione “iconica” che diventa immediato terreno di scontro per un’azione “Iconoclash”.

    Peraltro, vi sarebbe da dire che forse, Cristoforo Colombo, come gli altri personaggi immortalati, non avrebbero neppure gradito di essere raffigurati in quel modo, ma queste sono le regole della rappresentazione “artistica” con le sculture commemorative, realizzate in periodi lontani dai fatti e “caricate”, spesso e pesantemente, di altri valori ormai “esausti”.

    ARTE E PENSIERO

    Ma questa è la naturale, continua e insopprimibile stratificazione della storia rappresentata dall’arte intesa come uno degli strumenti di rappresentazione del pensiero filosofico del tempo, così come lo sono stati i lavori pubblici, la musica, gli eserciti.

    Combattere contro gli strumenti di rappresentazione, come l’arte, è una battaglia persa in partenza, la scultura rovesciata e gettata in acqua o imbrattata, verrà raccolta, pulita, restaurata e portata in un museo che la custodirà, come il suo dovere impone, in attesa di poterla ricollocare, tra qualche tempo e calmate le acque, anche a distanza di molti decenni, nella piazza originaria o in quella più vicina, caricandola ancora con altri significati aggiunti. 

    ARTE?

    Dal punto di vista dell’Arte, quella con l’A maiuscola, si potrebbe peraltro affermare che molte di queste sculture commemorative non sono delle vere e proprie opere d’arte, sono sculture, talvolta semplicemente monumentali, pregevoli, opera di ottimi artisti o artigiani-artisti, imbrigliate nella rappresentazione dei sentimenti di singoli gruppi portatori di interessi. 

    Queste sculture, che solitamente non rispecchiano il pensiero collettivo, come più spesso fanno le opere d’arte, stanno all’incrocio tra le funzioni celebrative e di rappresentatività di una comunità, quelle della mediazione sociale e politica, quelle dell’arredo e della qualificazione urbana. 

     Se non esistessero le moltissime implicazioni che derivano da questi sconsiderati quanto inutili gesti, spostandoci astrattamente in un’analisi puramente teorica e di critica artistica contemporanea, ad alcuni di questi “gesti di protesta”, potremo anche dare una valenza simbolico/estetica e persino artistica; l’esempio è riferibile all’immagine di cronaca che mostra la fronte di Colombo trafitta da un “tomahawk”, l’accetta dei nativi americani. 

    Si potrebbe affermare che in questo intervento, di rilettura “vandalica” del monumento, Banksy docet!

    IDEOLOGIA

    Tuttavia, questi gesti restano e resteranno sempre intollerabili nella loro azione di negazione della storia e nel loro linguaggio proprio di un totalitarismo dittatoriale, saranno gesti che verranno riassorbiti nella normalità, incasellati, superati da altre necessità interpretative e persino artistiche.

    Piuttosto, più gravi potrebbero essere considerate le azioni ideologiche di coloro che, in queste forme di neo linguaggio e di pensiero breve e semplificato nei social network, sentendosi protetti da miopi profili di ricostruzione storica monoculare, richiedono a gran voce la rimozione di altre sculture, accusando i personaggi storici ritratti di ogni nefandezza, artefattamente dimenticando la condizione storica e quella della storicizzazione ampiamente avvenuta e riveduta.

    Queste sculture emblema, quasi sempre rivisitate nel proprio significato e significante, ricondotte a “decorazione” con qualche esile e dimenticato risvolto simbolico, democraticamente accettate tra le parti, anche con contrapposti valori, in ogni modo, restano un obiettivo sbagliato.

    Infine e laddove le società proprio non volessero più queste sculture, potrebbe diventare l’occasione utile per iniziare una nuova collezione!!

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