Intervista a Elisabetta Galasso, Amministratrice Delegata Open Care – ProfessioneARTE.it

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    Intervista a Elisabetta Galasso, Amministratrice Delegata Open Care – ProfessioneARTE.it

    Cinque domande per conoscere in anteprima i grandi  professionisti dell’arte, le quotidiane sfide da affrontare, le scelte che hanno determinato il loro percorso nel sistema e nel mercato dell’arte, i cambiamenti all’insegna del digitale e i consigli per chi desidera intraprendere la stessa carriera in collaborazione con ProfessioneARTE.it.

    Spesso il proprio percorso professionale nel mondo dell’arte non sempre inizia in modo del tutto “convenzionale”, ma è più probabile che per operare nei diversi settori dell’arte non ci sia una strada prestabilita.

    Così è avvenuto per Elisabetta Galasso, attuale Amministratrice Delegata di Open Care, realtà d’eccellenza tutta italiana che opera a livello internazionale al fianco di Artisti, Collezionisti, Musei e operatori offrendo supporto per la conservazione, gestione e valorizzazione dell’Arte.

    Un’azienda definita dalla stessa Galasso “atipica” perché attiva trasversalmente su più fronti e pronta ad accettare le sfide del futuro, anche quelle del digitale, che ora più che mai ha scosso il sistema e il mercato dell’arte.

    In questa intervista Elisabetta Galasso espone con lucidità le sfide del settore, a favore di una riflessione necessaria sui bisogni reali dell’arte e dei suoi professionisti per il presente e per il futuro.

    Elisabetta Galasso

    Elisabetta Galasso in qualità di Amministratrice Delegata dirige Open Care – Servizi per l’Arte. 

    Dopo studi di estetica e linguistica, ha collaborato con numerosi enti in Italia e all’estero in progetti di formazione, comunicazione e cooperazione internazionale, curando pubblicazioni sul sud-est asiatico e sulle tematiche interculturali e di genere. Direttrice dal 2004 al 2012 di NABA, Nuova Accademia di Belle Arti Milano e socia fondatrice di DeriveApprodi e Art for the World Europe.

    Open Care, erede della storica Frigoriferi Milanesi, è l’unica società in Italia ad offrire servizi integrati per l’art collection management: conservazione, gestione e valorizzazione di opere e collezioni d’arte. Dispone di caveau, spazi espositivi e laboratori per il restauro di opere di qualsiasi natura, tecnica ed epoca e di una rete di consulenti per expertise, valutazioni patrimoniali e assistenza alla compravendita.

    Rappresenta un referente unico per privati e istituzioni che abbiano a cuore la cura e valorizzazione di opere d’arte e collezioni. Dispone di strutture attrezzate con le migliori tecnologie e di personale interno specializzato per servizi tailor made.

    1.Com’è iniziato il suo percorso nel mondo dell’arte?

    In modo non convenzionale. Sono arrivata ad occuparmi di Arte partendo dalla formazione, ma è stato come chiudere un cerchio, mi sono laureata infatti in Estetica, ma la vita mi aveva portato in altre direzioni.

    2.Come descriverebbe la sua professione oggi?

    Lavoro per un’azienda in qualche modo atipica, in quanto attiva in una pluralità di campi specialistici per cui non credo di rappresentare una specifica professione. 

    Logistica, conservazione e consulenza, ambiti di cui ci occupiamo, condividono infatti lo stesso oggetto d’arte, ma richiedono competenze distinte e diversificate. La parte più interessante del mio lavoro consiste nell’analisi e nello sviluppo di progetti che consentano ad Open Care di essere sempre al passo con le esigenze del collezionismo privato e di quello istituzionale insieme alle trasformazioni del settore.

    3. Come è cambiata nel tempo la sua professione?

    Ciascuno degli ambiti in cui operiamo è cambiato nel tempo, anche se il mondo dell’arte non è incline al nuovo e il collezionismo non ha mutato i suoi riti e le sue regole.

    Ci confrontiamo certamente con una maggiore complessità, conseguenza di una crescente codificazione di processi che prima avvenivano in modo informale.

    D’altro canto, questo comporta qualche aspetto positivo per chi opera rispettando le regole.

    Stanno emergendo nuovi attori, ma l’internazionalizzazione, che sta modificando in modo sostanziale il mercato dell’arte, ha un impatto meno evidente nell’ambito dei servizi, in quanto questi si svolgono, come le attività di cura, spesso in prossimità.

    I laboratori di restauro di Open Care © Andrea Chisesi

    4. Che impatto sta avendo il digitale nel suo settore?

    E’ ancora difficile valutarlo, si tratta infatti di una trasformazione in corso

    C’è attualmente un grande fermento, ma non è tutto oro quel che luccica. Certamente parte di questo dinamismo è dovuto alle condizioni di favore di cui godono le start up e alle aspettative che queste sono in grado di generare. 

    Nel contempo, ci sono dei bisogni reali di archiviazione, condivisione e elaborazione dei dati a cui il digitale può dare delle risposte e sono fiduciosa che grazie ad esso lavoreremo con più efficienza e in modo più trasparente.

    5. Cosa consiglierebbe a un giovane che vuole intraprendere la sua professione?

    Il nostro è un settore che ispira grandi passioni, ma le opportunità di lavoro sono limitate. Chi ci lavora, in particolare in Italia, non viene pagato quanto merita e sono necessari molta determinazione e un po’ di pragmatismo per farne una vera professione. L’esperienza conta moltissimo e le competenze si maturano sul campo, per cui è cruciale sapere riconoscere le situazioni che consentono di acquisirle.


    Questa intervista è stata realizzata in collaborazione con ProfessioneARTE.it, la prima community dedicata alla formazione, aggiornamento e orientamento verso le professioni dell’arte. 

    Open Care è parte della community di professionisti dell’Art Concierge di Art Rights

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