Intervista a Georgina ADAM – Autrice Editorialista Financial Times e The Art Newspaper – ProfessioneARTE

    LE INTERVISTE DI PROFESSIONEARTE.IT

    GEORGINA ADAM

    AUTRICE ED EDITORIALISTA FINANCIAL TIMES E ART NEWSPAPER

    Lei è Georgina Adam Autrice ed Editorialista per Financial Times e The Art Newspaper.

    Cinque domande per conoscere in anteprima i grandi  professionisti dell’arte, le quotidiane sfide da affrontare, le scelte che hanno determinato il loro percorso nel sistema e nel mercato dell’arte, i cambiamenti all’insegna del digitale e i consigli per chi desidera intraprendere la stessa carriera in collaborazione con ProfessioneARTE.it.

    Essere un insider dell’arte e del suo mercato è un ruolo che le calza a pennello.

    Georgina Adam, esperta analista di mercato, è editorialista del “Financial Times” e di “The Art Newspaper”, dove le sue inchieste su opere false, bolle speculative, art flipping, mercato nero con nomi e cognomi sono in grado di andare oltre quel velo di opacità che caratterizza il mercato dell’arte.

    La Adam indaga per scoprire il “lato oscuro” di questo mercato. L’analista inglese lo sa bene e lo racconta nel suo libro “The Dark Side of the Boom”, dove il luccicante mondo del contemporaneo, ma non solo, ha le sue ombre, il mercato è disomogeneo.

    Con le sue inchieste è stata in grado di svelare la vendita di opere d’arte per il riciclaggio di denaro sporco, la sovrapproduzione, i falsi e la loro vendita.

    In questa intervista racconta la sua professione come giornalista investigativa, in un settore come quello dell’arte fatto di luci e molte ombre, dove per sopravvivere è necessario “cambiare pelle”, far sentire la propria voce, essere presente e conoscere perfettamente il mondo dell’arte, i suoi segreti e i suoi protagonisti.

    Georgina Adam

    Georgina Adam, esperta di mercato dell’arte, è editorialista del Financial Times e di The Art Newspaper. È docente presso il Sotheby’s Institute of Art di Londra e autrice di Big Bucks. The Explosion of the Art Market in the 21st Century (2014).

    In Italia ha pubblicato nel 2019 con la casa editrice Johan&Levi la traduzione del libro “DARK SIDE OF THE BOOM. Controversie, intrighi, scandali nel mercato dell’arte”.

    1. Come è iniziato il suo percorso nel mondo dell’arte?

    È iniziato molti anni fa, infatti da giovane ho sempre visitato i musei. Ma il momento decisivo è arrivato quando mia sorella, che curava una piccola rivista d’arte a Londra, mi ha chiesto dei contributi sulla scena culturale parigina – all’epoca vivevo lì.

    Così ho iniziato a scrivere articoli sull’arte a Parigi. Poi un’altra pubblicazione ha richiesto articoli… e un’altra ancora. Nulla era previsto, è solamente successo.

    A poco a poco mi sono specializzata nel mercato dell’arte e ho scritto su questo argomento per molti anni. Un giorno ho sentito l’esigenza di raccogliere e scrivere su quanto avevo maturato nel settore, così è nato il primo libro (ndr Big Bucks), seguito poi dal il secondo libro, Dark Side of the Boom.

    2. Come descriverebbe la sua professione oggi?

    Non sono un critico d’arte, ma una giornalista e scrittrice, e il mio ruolo è quello di essere testimone del mio tempo, di guardare ciò che sta accadendo, analizzarlo e registrarlo.

    Oggi il lavoro di critico d’arte ha perso gran parte del suo status e il lavoro di un giornalista di stampa, in tutti i settori, è sotto minaccia.

    Per quanto tempo può ancora sopravvivere la carta stampata e quando tutte le informazioni migrano online, come possono i giornali farle pagare abbastanza per poter supportare il giornalismo investigativo?

    3. Come è cambiata nel tempo la sua professione?

    Internet ha cambiato tutto. In passato, prima dell’online, un giornalista poteva avere uno “scoop” o fare un’indagine, e sarebbe apparso sul giornale – qualora nessun altro fosse riuscito ad avere la notizia entro la sera, allora sarebbe stata una breaking news, “tenuta a bada”, prima della sua pubblicazione almeno fino al mattino.

    Ora tutto è istantaneamente su Internet!

    Quindi il giornalista deve fare qualcosa di diverso, offrire analisi e commenti. I fatti sono lì perché tutti possano vederli immediatamente.

    4. Che impatto sta avendo il digitale nel suo settore?

    Vedi sopra: un impatto enorme.

    Le informazioni circolano istantaneamente ovunque, questo significa che il giornalista deve offrire qualcos’altro: una “voce” distinta, un’opinione, diventare un “influencer”.

    La competizione è feroce….

    5. Cosa consiglierebbe a un giovane che vuole intraprendere la sua professione?

    Direi di provare ad avere un’alternativa perché penso che sia un modo difficile per guadagnarsi da vivere, c’è una domanda di contenuti – il numero di siti che vogliono contenuti sono molteplici – ma il problema è ottenere una giusta ricompensa economica quale valore del proprio lavoro.

    I giornali perdono risorse molto velocemente. Certamente non cercare di guadagnarsi da vivere come critico d’arte; c’è più possibilità come giornalista.

    Anche scrivere libri come me non è molto gratificante dal punto di vista finanziario, anche se gli altri aspetti – riconoscimento, soddisfazione di un lavoro ben fatto – sono certamente molto gratificanti, motivo per cui lo faccio!

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    Questa intervista è stata realizzata in collaborazione con ProfessioneARTE.it, la prima community dedicata alla formazione, aggiornamento e orientamento verso le professioni dell’arte.

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