Intervista a Rossella Novarini, Direttore Generale Il Ponte Casa d’Aste – ProfessioneARTE.it

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    Intervista a Rossella Novarini, Direttore Generale Il Ponte Casa d’Aste – ProfessioneARTE.it

    Cinque domande per conoscere in anteprima i grandi  professionisti dell’arte, le quotidiane sfide da affrontare, le scelte che hanno determinato il loro percorso nel sistema e nel mercato dell’arte, i cambiamenti all’insegna del digitale e i consigli per chi desidera intraprendere la stessa carriera in collaborazione con ProfessioneARTE.it.

    Nel cuore di Brera, storico quartiere dell’arte di Milano, lavora presso Il Ponte Casa d’Aste, Rossella Novarini. 

    Oltre trent’anni fa, è iniziato il sodalizio della Novarini con una realtà ancora oggi a conduzione familiare di grande successo. 

    Da passione ereditata dal padre per l’arte, questa diventa una vera e propria professione, che inizia dalla classica “gavetta” per poi nel 2012 assumere il ruolo di Direttore Generale, avendo vissuto i grandi cambiamenti epocali del mercato, tra crisi e rinascita. 

    Ancora oggi per Rossella Novarini la determinazione e la passione, così come la cura e l’attenzione verso i collezionisti, sono ingredienti imprescindibili.

    Rossella Novarini, Photo Credits: Il Ponte Casa d’Aste

    Cresciuta in una famiglia in cui la passione per l’arte in tutte le sue forme era coltivata ed incoraggiata, Rossella Novarini individua nel mondo delle aste il settore nella quale crescere professionalmente.

    Nata a Parma nel 1966, intraprende gli studi classici e successivamente si Laurea in Lettere Moderne.

    Negli anni’80 entra a far parte del piccolo gruppo di persone che allora costituivano Il Ponte Casa d’Aste. Dopo un lungo periodo di formazione, in cui entra a diretto contatto con gli innumerevoli aspetti del mestiere, matura quelle competenze sul campo che la porteranno nel 2012 a schierarsi in prima linea nella gestione dell’azienda in veste di Direttore Generale.

    1.Com’è iniziato il suo percorso nel mondo dell’arte?

    L’inizio del mio percorso parte dalla grande passione ereditata, fin da giovanissima, da mio padre che mi ha educato all’arte, alla musica e alla letteratura, di cui è tuttora appassionato cultore. 

    Il percorso di studi è stato una naturale conseguenza di questa propensione famigliare, che ho assecondato e approfondito dapprima con il Liceo Classico, poi con la facoltà di Lettere Moderne, ed infine, attraverso un arduo percorso di “gavetta” iniziato negli anni Ottanta quando entrai, ventenne, nel piccolissimo staff de Il Ponte Casa d’Aste, attratta e incuriosita da quello che allora in Italia era un settore poco diffuso, ma che già prevedeva l’esistenza e l’affermazione di grandi case d’asta internazionali sul territorio italiano. 

    Quella dei primi anni è stata una formazione fondamentale, in cui ho avuto il privilegio di lavorare a contatto con personalità e professionalità di grande levatura e con tante situazioni che sono state determinanti per il mio apprendimento e la mia evoluzione: inventari nelle condizioni più estreme, rapporto con i clienti più diversi (attraverso cui ho imparato a muovermi con rispetto e attenzione nelle case e tra le cose di ognuno, vedendoli non come business ma come elementi di una vita e di un affetto); e ancora, ufficio stampa e comunicazione, area commerciale ed amministrativa, maturando in questo modo una serie di competenze che mi hanno poi permesso di diventare Direttore Generale nel 2012

    2.Come descriverebbe la sua professione oggi?

    In trent’anni di attività ho vissuto esperienze personali e professionali indimenticabili e cambiamenti epocali del mercato: da quelli più entusiasmanti a quelli di crisi, entrambi determinanti per comprendere le dinamiche che sottostanno ad una realtà viva e pulsante che si evolve e si adatta. Per questo una delle competenze principali del ruolo di un direttore prevede la capacità di captare questa vitalità, con le sue trasformazioni, restando vigile su tutto ciò che accade intorno e all’interno dei venti dipartimenti che abbiamo, senza mai perdere l’empatia verso la dimensione umana ed emozionale di chi entra in contatto con noi.

    Infatti, quello che fin dalla nostra origine aziendale cerchiamo di essere è concretamente “un ponte” tra venditori ed acquirenti, in cui la cura e l’attenzione per l’aspetto umano del lavoro e la relazione con il pubblico sono sempre stati, e continuano ad essere, gli ingredienti imprescindibili che hanno portato Il Ponte Casa d’Aste ad essere l’azienda che è oggi.

    3. Come è cambiata nel tempo la sua professione?

    Essendo la mia professione fortemente legata alle case d’asta, ecco che il suo cambiamento è coinciso con il loro. Da “luogo di raccolta” ed esposizione di opere e oggetti a sinonimo di “fallimento” (tali erano considerate nell’immaginario collettivo le vendite all’asta fino agli anni ’70 -’80), le case d’asta sono diventate un punto di riferimento imprescindibile all’interno del sistema arte.

    Non solo, con l’avvento di internet sono divenute molto trasversali. Se infatti una volta le sale d’asta erano frequentate perlopiù da galleristi e antiquari, ora la maggior parte del pubblico è privato, e non solo perché è divenuto di moda vendere e comprare attraverso questo intermediario, ma perché le opportunità di conoscere l’arte, di fare collezionismo, di approcciarsi in prima persona all’investimento, è stato un passo evoluzionistico del cliente portato proprio dall’avvento del web.

    C’è stato un vero e proprio cambio di mentalità comportato dalla possibilità di navigare sui siti, di entrare nelle piattaforme online e di diffondere risultati e aggiudicazioni. Il Ponte Casa d’Aste è cresciuto e cambiato in sintonia con questa tendenza generale. Da piccola casa d’aste milanese e dei milanesi, intorno agli anni ‘90 ha cominciato ad uscire dalla sua realtà territoriale grazie all’asta Renzo Mongiardino di cui ha parlato tutto il mondo e che, ancora oggi, costituisce una pietra miliare nella nostra storia.

    A seguito di questo evento Il Ponte ha allargato le sue competenze creando aste specializzate fino a quando, negli anni 2000, si sono caratterizzati i primi dipartimenti, ad oggi divenuti oltre venti, coordinati da un team di oltre sessanta professionisti. Inoltre, consci di come fosse importante divulgare il concetto che l’asta non fosse solo per pochi eletti, ma una possibilità di collezionismo e di acquisto per tutti, nel 2006 abbiamo deciso di affiancare alla storica sede di Palazzo Crivelli (nel cuore di Brera a Milano), una sede che potesse permettere agli appassionati di arte vissuta, di curiosità e di piccoli investimenti, la partecipazione all’asta senza un eccessivo impegno intellettuale o economico.

    Così è nata la sede di via Pitteri 8, divenuta poi nel 2015 viapitteridieci, una realtà che oggi entusiasma sia il pubblico di appassionati (circa 1500 visitatori a weekend) che la stampa, da cui è stata definita “Magica caverna di Alibabà”. Oltre 3.000 mq situati nel quartiere Lambrate, il cui assetto ha anticipato quello dei più modaioli “east market”, ispirandosi all’idea di un immenso open space in cui offrire oggetti, arredi e opere d’arte di ogni tipo, epoca e qualità (oggi ogni asta è costituita da oltre 4.000 lotti), in attesa solo di un nuovo proprietario capace di guardarli con occhi diversi.

    Il Ponte Casa d’Aste

    4. Che impatto sta avendo il digitale nel suo settore?

    Chiunque operi nel nostro settore, ora più che mai, deve avvalersi degli strumenti offerti dalle nuove tecnologie e la conseguente implementazione di nuovi servizi digitali. 

    Il Ponte nel corso della sua conversione alla tecnologia ha scelto un approccio graduale, fatto di conoscenza e proprietà del mezzo internet, affinchè il suo uso sia sempre corretto e commercialmente efficace. 

    Nello specifico la nostra azienda ha inaugurato l’anno con una propria piattaforma di vendita online, IL PONTELIVE, dopo averla studiata con attenzione e con l’intenzione di offrire un servizio integrato davvero su misura e facilmente fruibile. Stiamo cavalcando questa evoluzione, sempre consapevoli del ruolo e della responsabilità che comporta, senza tuttavia delegare al web quel rapporto personale ed umano che è stato, e resterà, sempre il nostro valore principale. 

    Digitale non significa anonimato, distanza, asetticità ma, al contrario, significa collegamento, raggiungimento di un pubblico nuovo e lontano, dialogo e servizio amplificato. Ci permette di attrarre nuovi clienti e farli sentire ancor più seguiti e coinvolti nella nostra realtà. Un risultato, quest’ultimo, che stiamo ulteriormente coltivando attraverso un incremento delle attività sui canali social, profilazioni più accurate di email marketing e lo studio di un restyling del sito web..

    5. Cosa consiglierebbe a un giovane che vuole intraprendere la sua professione?

    Di essere curiosi, determinati ma soprattutto umili.

    Oggi ci sono troppe pretese di carriera senza passare per la gavetta, che è invece una parte formativa fondamentale per entrare in contatto con la professione, ma anche con se stessi, comprendendo a fondo le proprie predisposizioni.

    Ai più giovani mi sento di consigliare di non rinunciare mai all’elemento umano anche nei rapporti lavorativi, il solo farci vivere davvero e restituirci emozioni; il saper guardare con spirito critico al proprio presente e il non perdersi in quel rapido accesso a informazioni e stimoli, che spesso allontanano dalla nostra essenza e dal comprendere con chiarezza chi siamo e cosa davvero ci può rendere realizzati.


    Questa intervista è stata realizzata in collaborazione con ProfessioneARTE.it, la prima community dedicata alla formazione, aggiornamento e orientamento verso le professioni dell’arte. 

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