Intervista a Valeria Ricci Antiquaria – ProfessioneARTE.it

    LE INTERVISTE DI PROFESSIONEARTE.IT

    Cinque domande per conoscere in anteprima i grandi professionisti dell’arte, le quotidiane sfide da affrontare, le scelte che hanno determinato il loro percorso nel sistema e nel mercato dell’arte, i cambiamenti all’insegna del digitale e i consigli per chi desidera intraprendere la stessa carriera in collaborazione con ProfessioneARTE.it

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    L’Arte era nel suo destino, una passione di famiglia che è diventata professione da amare.

    Fin dall’inizio per Valeria Ricci, giovanissima antiquaria, quel mondo legato al passato è diventato il suo presente e il suo futuro.

    Con passione, studio, dedizione e intuizione Valeria ha preso in mano le redini della galleria fondata negli anni Ottanta, un passaggio di consegne che l’ha portata non solo a portare avanti il progetto familiare, ma sviluppare al suo interno un settore inedito come quello dell’Arte Animalier.

    In questa intervista Valeria Ricci svela il mondo dell’antiquariato, il suo, fatto di moltissimo studio e professionalità, attenzione ai dettagli e di una nuova generazione di antiquari da tenere d’occhio…

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    BIOGRAFIA

    Valeria Ricci

    Unica galleria in Italia specializzata nel genere animalier d’epoca, si occupa di Pittura e Scultura a livello internazionale a partire dal XVIII secolo fino agli inizi del XX secolo.

    La galleria svolge attività di ricerca anche su artisti considerati “minori” in collaborazione con studiosi ed esperti inglesi, tedeschi, olandesi e francesi dove il settore animalier è maggiormente diffuso.

    Valeria Ricci è parte dell’Associazione Giovani Antiquari Milanesi.

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    1) Come è iniziato il tuo percorso nel mondo dell’arte?

    Il mio percorso nel mondo dell’arte era segnato e coincide con i “primi passi” nella vita reale.

    Tutto ha avuto inizio quando i miei genitori, appassionati collezionisti ed amanti dell’antiquariato, hanno aperto la galleria negli anni Ottanta, proiettando la loro esperienza in questo settore.

    Una sorta di imprinting ancestrale, dal quale non mi sono mai completamente slegata; nonostante gli studi intrapresi, supportati da un amore sconfinato per gli animali, mi portassero a realizzare un profilo professionale a tema naturalistico. 

    Ben presto capii che il connubio tra queste profonde passioni, avrebbe introdotto cambiamenti significativi, apportando innovazione nel gusto della galleria e nelle scelte artistiche future.

    L’esordio ufficiale avviene nel 2011, quando decido di assumermi la responsabilità gestionale della galleria in modo autonomo, che da quel momento si chiamerà R.V. Art Gallery Studio,  prendendo letteralmente “in mano le redini” dell’organizzazione a 360 gradi.

    Il progetto ambizioso e forse azzardato,  prevedeva anche lo sviluppo di un nuovo settore dedicato all’arte Animalier,  da affiancare alla selezione di opere consolidate dalla tradizione familiare, che nel tempo si confermerà come specializzazione primaria di ricerca ed approfondimento culturale, nonché punto di riferimento nazionale che alimenta un rinnovato collezionismo in costante crescita.

    Il mondo dell’Arte Animalier risulta infatti completamente dimenticato dal mercato italiano, ma molto in voga, con una profonda e consolidata tradizione artistica a livello europeo. 

    L’Italia vanta diversi nomi di rilievo, che nulla hanno da invidiare ai colleghi stranieri, per qualità tecnica, sensibilità artistica e carica espressiva dei soggetti rappresentati.

    2) Come descriveresti la tua professione oggi?

    La mia professione oggi, come tutti i settori che si rivolgono ad un pubblico esigente, richiede capacità in linea con un processo evolutivo.

    Le principali qualità richieste sono: professionalità, impegno, passione, competenze, aggiornamento costante ed approfondimenti non solo nel campo della specializzazione intrapresa, ma dobbiamo porci nell’ottica di un “mood of open-minded player” perchè è l’unico modo per distinguersi e fare la differenza, mostrando una realtà professionale valida e consolidata.

    L’antiquariato ha ancora molto da raccontare.

    Consapevole dell’appeal che esercita sul sistema dell’arte, tendenzialmente non subisce, né si dimostra incline alla moda del momento, ma necessita di consapevolezza per essere rivalutato ed apprezzato come merita.

    Trovo che l’aspetto più affascinante, motivo di prestigio ed ascesa professionale sia la parte dedicata alla ricerca: documentarsi, studiare, consultare, acquistare pubblicazioni storiche, tradurre i testi, le monografie, sfogliare i cataloghi di esposizioni datate, entrare in contatto con Fondazioni e Musei, riposizionare artisti che non hanno avuto il giusto riconoscimento nel loro tempo, creare sinergie, partnership e collaborazioni costituisca una fonte di soddisfazione, crescita ed affermazione personale.

    3) Come la tua professione è cambiata nel tempo?

    Ho assistito ad una trasformazione continua della mia professione, all’inizio con un ruolo da spettatrice, in seguito tramutatosi in quello da protagonista come operatore attivo del sistema dell’arte, per questo forse ho una visione che tiene conto di vari punti vista.

    La generazione dei “figli d’arte”, di chi come me ha deciso di proseguire l’attività di famiglia si è resa conto di questo cambiamento in modo abbastanza razionale, assumendo un atteggiamento propositivo di apertura e collaborazione.

    Il termine “contaminazione” non ci spaventa, anzi lo consideriamo fonte d’ispirazione per la realizzazione di progetti e contenuti a sfondo divulgativo, per eliminare le distanze e coinvolgere un numero crescente di appassionati e collezionisti.

    Da tre anni sono entrata a far parte del Gruppo Giovani Antiquari Milanesi, che fa riferimento all’Associazione Antiquari Milanesi – FIMA .

    Lo spirito di collaborazione che contraddistingue i nostri associati ha contribuito alla realizzazione di eventi importanti come la mostra Amart Milano e nuove partnership con musei ed istituzioni, solo per fare alcuni esempi Giovani Museo Poldi Pezzoli, Delegazione Fai Milano, Giovani Museo Bagatti Valsecchi.

    4) Che impatto sta avendo il digitale nel tuo settore?

    Il digitale nel mondo dell’antiquariato ha avuto un impatto significativo, tant’è che attualmente incontra ancora qualche resistenza nell’opinione di molti operatori. 

    Siamo tutti d’accordo che di fatto vedere un’opera dal vivo in galleria, visitare una mostra al museo generi emozioni completamente diverse dallo sfogliare un catalogo digitale o partecipare ad un virtual tour, ma in piena emergenza sanitaria a causa del Covid19, con un numero di eventi espositivi annullati allarmante, l’utilizzo dei social o di altre tecnologie ha dato l’opportunità al settore di mantenere una certa visibilità, agilità economica e nuovi contatti fondamentali per ampliare il proprio profilo marketplace.

    Non tralascerei anche l’aspetto importante della condivisione di una quantità di contenuti molto consistente, che ha probabilmente avvicinato nuove generazioni di appassionati grazie ad un medium che utilizza un linguaggio più consono e in linea con una nuova fascia di pubblico che esula dal sistema dell’arte tradizionale.

    Anche queste nuove competenze entrano a far parte del curriculum di un antiquario che vuole gestire il proprio brand in modo referenziale e al passo con i tempi.

    5) Cosa consiglieresti a un giovane che vuole intraprendere la tua professione?

    Il primo consiglio è seguire il proprio istinto nelle scelte stilistiche per impostare il trend della galleria.

    La parola chiave per delineare la propria strada è “Talent scout”: al giorno d’oggi dedicarsi a correnti artistiche di nicchia significa avere spazio per sviluppare una propria identità, con l’obiettivo di riportare alla luce realtà dimenticate o sottovalutate.

    Il resto dei consigli viene da sé: studiare, approfondire, leggere tantissimo, confrontarsi con colleghi, esperti e storici dell’arte, viaggiare (quando sarà possibile) e visitare mostre. 

    Mi rendo conto di essere una privilegiata, faccio uno dei mestieri più belli del mondo.

    Una professione, frutto di tante passioni, che mi permette di non smettere mai di allenare lo spirito d’osservazione, di essere immersa in un contesto affascinante, di frequentare persone allineate con i miei valori, accomunate dall’amore per l’Arte e dalla sensibilità verso uno stile di vita in sintonia con la Natura, che è sempre parte del nostro patrimonio culturale e va tutelato.

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