Intervista ad Adriana Polveroni, Art Writer, Curatrice e Docente di Arte Contemporanea – ProfessioneARTE.it

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    Intervista a Adriana Polveroni, Art Writer, Curatrice e Docente di Arte Contemporanea – ProfessioneARTE.it

    Cinque domande per conoscere in anteprima i grandi  professionisti dell’arte, le quotidiane sfide da affrontare, le scelte che hanno determinato il loro percorso nel sistema e nel mercato dell’arte, i cambiamenti all’insegna del digitale e i consigli per chi desidera intraprendere la stessa carriera in collaborazione con ProfessioneARTE.it.

    Photo Credits: ArtVerona

    Il desiderio di immergersi totalmente nel mondo dell’arte, comprenderne le dinamiche ed esserne parte, prima raccontandolo e dopo scegliendo di svolgere un ruolo attivo.

    Questa la decisione di Adriana Polveroni, saggista, giornalista e curatrice indipendente, figura chiave del panorama artistico nazionale, impegnata da anni nell’indagine sull’evoluzione del mercato dell’arte e del collezionismo attraverso saggi quali “Il piacere dell’arte” o ancora la direzione di fiere d’arte come ArtVerona.

    In questa intervista Polveroni afferma consapevolmente: “Il giornalismo è una professione destinata a scomparire con l’avvento dei social”. Quale soluzione per ovviare all’inesorabile perdita per il mondo dell’arte? Lo racconta in questa intervista tutta da scoprire.

    Adriana Polveroni

    Adriana Polveroni è saggista, giornalista e curatrice indipendente.

    E’ autrice di molti testi in volumi collettanei e di tre libri: sui musei d’arte contemporanea, la crisi del mercato e il collezionismo.

    Dal 2017 al 2019 è stata direttrice artistica della fiera d’arte moderna e contemporanea ArtVerona. Dal 2012 al 2017 ha diretto Exibart.

    Attualmente è supervisore scientifico della fiera d’arte moderna e contemporanea Roma Arte in Nuvola prevista per il 2021.

    Insegna all‘Accademia di Brera, alla Naba e all’Accademia di Belle Arti di Frosinone Museologia e il Storia del Collezionismo.

    1.Com’è iniziato il suo percorso nel mondo dell’arte?

    In maniera per certi versi casuale.

    Ho iniziato come giornalista e collaboravo con il settimanale L’Espresso, all’epoca il più importate periodico italiano, ho poi lavorato anche con altre testate del gruppo: Repubblica e D di Repubblica.

    E ho iniziato lavorando nella sezione Società, occupandomi quindi spesso di fotografia. Da lì il passo all’arte è stato relativamente breve. Di mio ho messo una grande passione per questo mondo e la voglia di capirlo.

    L’interesse per approfondirne dinamiche e tensioni mi ha portato a lasciare il giornalismo e ad entrare direttamente nel mondo dell’arte, ricoprendo altri ruoli.

    2.Come descriverebbe la sua professione oggi?

    Mi definisco un art writer, una persona che scrive d’arte, pratica essenziale per me per capire l’arte stessa, ancor prima di essere curatrice o docente di materie che hanno a che fare con l’arte contemporanea.

    Purtroppo in italiano non esiste una traduzione esaustiva di tale termine. 

    3. Come è cambiata nel tempo la sua professione?

    Nel modo che ho cercato di raccontare prima.

    Un allargamento dell’orizzonte teorico e il sorgere di domande che riguardano l’arte nella sua pratica ma anche nella sua essenza mi hanno fatto avvertire l’insufficienza del giornalismo. Con questo non rinnego affatto quell’esperienza, che reputo anzi decisamente formativa, sebbene molto dura, e che mi ha permesso di assumere la direzione di Exibart in un momento di disgrazia di questa testata.

    Anche se poi nella direzione non ho sempre seguito criteri tipicamente giornalistici.

    ArtVerona 2018, edizione curata da Adriana Polveroni

    4. Che impatto sta avendo il digitale nel suo settore?

    Penso da tempo che, purtroppo, il giornalismo sia una professione destinata a scomparire.

    Segnata, più che dal digitale, dall’avvento dei social. Se consideriamo la ricaduta del digitale dal punto di vista della comunicazione in genere, quindi anche quella del mercato di cui mi sono occupata negli ultimi anni, penso sia una risorsa indispensabile in tempi di pandemia, ma, allo stesso tempo, penalizzante.

    In genere il digitale ha un doppio e paradossale effetto: dilata esponenzialmente la possibilità della comunicazione permettendo, però, che ognuno si muova nel proprio mondo, isolato fisicamente dagli altri.

    5. Cosa consiglierebbe a un giovane che vuole intraprendere la sua professione?

    Quale, a questo punto? Quella di giornalista, di docente d’Accademia, quale sono oggi, di direttrice di fiera, quale sono stata nei ultimi anni o, appunto, di art writer?

    L’unico consiglio che mi sento di dare è quello che ripeto ogni anno, a inizio corso, ai miei studenti: siate curiosi, ma soprattutto critici, nel senso di avere un pensiero critico e originale, magari sbagliando all’inizio, ma che sia vostro.

    E’ un mondo duro, quello dell’arte, e a parte le protezioni familistiche o di altro tipo, si va avanti solo se si ha da dire, e da fare, qualcosa di originale


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    Questa intervista è stata realizzata in collaborazione con ProfessioneARTE.it, la prima community dedicata alla formazione, aggiornamento e orientamento verso le professioni dell’arte.

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