Via le vetrine dai musei… PARTE II di Roberto Concas

    VIA LE VETRINE DAI MUSEI

    Nota dell’autore: Nell’affrontare questa seconda parte dell’articolo “Via le vetrine dai musei…PARTE I”, come atto “dovuto”, dichiaro i possibili conflitti d’interesse personali avendo come altri, progettato, realizzato ed allestito vetrine museali. 

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    NESSUNA BIBLIOGRAFIA

    Ciò premesso, una prima considerazione è rivolta ad evidenziare come la tematica degli allestimenti museali in vetrina sia sostanzialmente priva di bibliografia, se non proprio “scientifica” neppure metodologica, restando invece presenti alcuni esempi definibili tecnico-tecnologici e di allestimento architettonico-espositivo degli spazi, anche pregevoli. 

    L’argomento “vetrina” è certamente meglio e metodologicamente trattato per gli aspetti commerciali e di visual merchandising, dove i costi-benefici diventano tangibili, diverso nei musei dove pare bastino l’esperienza di scavo, studio, ricerca o gestione museale, per procedere all’allestimento della vetrina, senza troppe elaborazioni di pensiero. 

    Inoltre, due considerazioni per evidenziare che gli allestimenti avvengono troppo in prossimità dell’apertura di una mostra o del museo e che progettista, museologo e curatore si incrociano poco o nulla, prevalendo i capitolati d’appalto. 

    IL “DE VETRINA”

    La materia diventa un terreno interessante lambendo aspetti paradossali sino a meritare un’esercitazione sul filo di una possibile reduction ad absurdum” per la quale è possibile affermare: Via le vetrine dai musei!

    L’elaborazione del pensiero sulle vetrine necessiterebbe di un piccolo trattato, uno spazio tutto suo e non già ritagliato o gemmato da altre materie, ma sviluppato nelle azioni di studio e di realizzazione. 

    Il “De Vetrina”, potrebbe essere il titolo, naturalmente senza confronto con il De Architectura di Lucio Vitruvio Pollione.

    Oltre il divertissement vediamo invece un’analisi dei molteplici aspetti che motivano l’esigenza di uno studio meglio articolato nel pensiero.

    Museo Archeologico Nazionale di Nuoro – Direzione Regionale Musei della Sardegna MIbact – Progetto Roberto Concas – Visualizzazione 3D Annetta Cabras

    TABULA RASA

    Proviamo a radere al suolo le vetrine esistenti e ipotizzare subito dopo cosa fare?

    TIPOLOGIE DI VETRINE

    Stiliamo un semplice elenco di alcune tipologie di vetrine, comunque estendibile:

    • Le vetrine personalizzate: Destinate all’esposizione di uno o più oggetti pregiati e unici da esporre per lunghissimo tempo; vengono realizzate in modo sartoriale e si distinguono per qualità dei materiali costruttivi, per i supporti esclusivamente dedicati, per la specificità delle luci, per la robustezza dei vetri, la sicurezza, il microclima, i sensori, la stabilità persino antisismica, la blindatura, le chiusure e le modalità di accesso e pulizia. 
    • Le vetrine per collezioni museali: Queste vetrine rispondono alle esigenze specifiche delle collezioni, con dimensioni e forme adeguate, seppure standardizzate nella serie, consentendo nel contempo l’allestimento complessivo del museo. Non sempre queste vetrine “spiccano” per la qualità, ma per il compromesso tra la soluzione funzionale e l’arredamento degli spazi. 
    • Le vetrine per qualificare gli spazi architettonici: Sono arredi che intervengono per la qualificazione degli spazi architettonici interni con deboli caratterizzazioni, scarsa o modesta qualità delle strutture spaziali e delle rifiniture. Per queste tipologie si assiste talvolta ad allestimenti “totalizzanti” oppure rappresentando il “mobile buono” nel tentativo di far dimenticare il resto!
    • Le vetrine museali senza collezione o generaliste: Sono finalizzate ad ospitare beni diversi tra loro o non definiti in sede di progettazione dalla committenza.  Simili a quelle della collezione fissa si differenziano per una dotazione minima ma funzionale di espositori, sono sufficientemente spaziose per l’esposizione di pezzi di maggiore dimensione, come abiti, armi bianche, attrezzi.   
    • Le vetrine trasparenti: Vetrine prive di telaio oppure allineate ai muri come chiusura di nicchie. Sono vetrine realizzate per precise scelte museali oppure obbligate da altre condizioni, spiccano per l’assenza delle strutture, per la “fragilità” delle forme, ma talvolta anche per l’eleganza imponente.
    • Le stanze vetrine: Vetrina ambiente di grandi dimensioni e funzionali alla ricostruzione di spazi e diorami. Sono vetrine di una certa e utile funzionalità per gli spazi abbondanti che offrono al loro interno dove è possibile ricreare ambienti, posizionare supporti e beni anche di grandi dimensioni.
    • Le vetrine ospitanti o irrisolte: Sono le vetrine poco utilizzate in un museo che spesso vengono riservate alle esposizioni temporanee, oppure destinate ad ospitare un cartello “In allestimento”. Per loro sorte resteranno sempre come “vetrine irrisolte”, perché la collezione si è rivelata insufficiente o perché sono poste in spazi architettonici sacrificati. 

    Tralasciando di approfondire oltre, prendiamo in considerazione adesso, con lo stesso metodo, alcuni esempi di allestimenti interni dei beni:   

    1. Esposti in ordine cronologico diacronico: Beni disposti per datazioni crescenti, con rischi di interruzione della sequenza, offrono una visione semplice da indicare ai visitatori;
    2. Raggruppati per datazioni omogenee o sincroniche: Oggetti che seguono un ordine di datazione simile ma suddivisi per gruppi con forme, materie, stili, anche diversi tra loro;
    3. Ordinati per tipologia: Oggetti di una stessa tipologia ordinati a prescindere da provenienza, datazione, materia o altro che dovrebbero essere indicati;
    4. Distinti per qualità, pregio o valore storico: Oggetti scelti dalla collezione e significativi per alcuni aspetti ampiamente e universalmente riconosciuti;
    5. Ordinati per gradimento visivo: Oggetti “collezione” ordinati in base ad un ipotizzato e preliminare gradimento visivo – estetico;
    6. Ordinati per stato di conservazione: Oggetti selezionati perché integri nella materia e forma, oppure vale anche il contrario perché frammentari; 
    7. Esposti per assonanza stilistica: Oggetti simili tra loro ma di cui non si hanno precise notizie, ad esempio di area di scavo, stratigrafia, provenienza;
    8. Ordinati per dimensioni: Oggetti disposti in modo tale che le dimensioni diverse risaltino nella comparazione, sia essa a scalare unico o altro;
    9. Ordinati per materia: Oggetti simili tra loro riuniti a gruppi oppure disposti secondo la materia costruttiva: legno, pietra, bronzo, avorio;
    10. Ordinati per cromatismo: Esposizione di tessuti, sculture, ceramica, uguali o simili tra loro per dimensione e tecnica costruttiva, ma simili o distinte nei cromatismi;  
    11. Ordinati per tipologia di forma: Oggetti simili nella tipologia o nella funzione (vasi-attrezzi) che variano nella forma;
    12. Disposti per estetica: Oggetti selezionati dai collezionisti secondo un personale gusto estetico;
    13. Ordinati per area di provenienza: Oggetti simili o diversi ma riuniti per area geografica o di scavo archeologico;
    14.  Disposti per notorietà: Oggetti che i visitatori richiedono o si aspettano di trovare al museo a prescindere dalla loro collocazione storica o dalla tipologia;
    15.  Disposti per diverse esigenze conservative: Oggetti da esporre con pochi lux, o con climatizzazione particolare e continua;
    16.  Disposti per peso o stabilità statica: Oggetti che necessitano di supporti espositivi robusti, sostegni particolari o altro; 

    Padiglione espositivo E. Tavolara (SS) Progetto Roberto Concas – Visualizzazione 3D Annetta Cabras

    HORROR VACUI 

    In alcuni allestimenti, per ragioni cosiddette di completezza scientifica, vengono esposte opere in una certa abbondanza e cariche di informazioni, un modo espositivo definito come: Horror Vacui.

    Questo avviene perché la fruizione collettiva assegna i voti di gradimento sulla quantità delle opere viste, lasciando in secondo piano gli altri aspetti storico, culturali o stilistici.

    IN CONCLUSIONE 

    In questi allestimenti appena accennati scorre lo storytelling dei musei, ma anche la loro vera anima con i propri valori reali. 

    Per chi vuole “leggere” tra le righe, le vetrine diventano un libro aperto sul museo e sui suoi curatori, dal quale emerge la forma, la sintassi, la grammatica espositiva del museo, sia come capolavori che come orrori!

    L’elenco non è esaustivo, ma solo una sintesi indicativa per una discussione che conferma l’esigenza di affrontare studi specialistici, evitando il “fai da te” delle vetrine di casa, in attesa almeno di un manuale tecnico: il De Vetrina.

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